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venerdì 31 agosto 2012

Da Midi a Maxi.

Ok, oggi è l'ultimo giorno di Agosto.
Ed ho una lista. Della spesa.
Dunque:
- Petto di pollo
- Soia
- Insalata
- Pere
- Dentifricio
- Pannolini.

Dopo aver bevuto un caffè doppio macchiato freddo, ho messo il rossetto e sono uscita. 
Perchè a volte sostituire il rossetto ai soliti occhiali da sole regala quel briciolo di energia in più per affrontare quelle giornate che oltre ad avere una lista della spesa hanno una lista lunghissima di cose da fare.

Entro nel supermercato, mi guardo intorno, come al solito non prendo il cestino e inizio a fare quella torre alimentare che resta in bilico sul mio braccio sinistro mentre il destro spinge il passeggino. Qualcosa finisce anche in mano a Matilde.
Giro tra gli scaffali, e infine mi fermo davanti a quello dei pannolini. Me lo lascio sempre per ultimo.
Perchè dovete sapere che lo scaffale dei pannolini è come quello dello shampoo.
Chi di voi, non è mai stata davanti allo scaffale dello shampoo per un tempo indefinito, davanti a centinaia di flaconi colorati, guardando il nuovo prodotto, leggendo se regala capelli setosi, lisci o brillanti, e poi se è un ricostituente, un volumizzante o per capelli colorati. Lasciandosi corteggiare dal flacone più bello. Per poi passare al balsamo. Idem. Illudendoci che quello scaffale possa salvarti la vita.
Ecco, lo scaffale dei pannolini è la stessa cosa.
Ho sempre comprato la stessa marca, ma ogni volta le guardo tutte.
Nasce-cresce-corre, dry qui e dry lì, asciutti e puliti, pacco verde, giallo, viola, blu. Pacco convenienza. Pacco di scorta.
Sono passata dalla misura 2 MINI alla misura 3 MIDI. Oggi devo comprare per la prima volta la misura 4. Dunque misura 4...misura 4...eccola! misura 4: MAXI. 
M-A-X-I????? Ma come Maxi. Maxi no. Mia figlia non è già maxi.
Come si può passare da Midi a Maxi senza una via di mezzo.
Sono rimasta lì, in piedi e innervosita. Assaporando il trauma della taglia, il trauma di una crescita che sembra troppo veloce.
Ed eccola, proprio quando hai bisogno di due minuti di silenzio per metabolizzare, una mamma.
Con la coda dell'occhio la vedo avvicinarsi al mio passeggino. E cantilenando esclama:
"Ma quanto sei grande tuuu".
E no! Ora ci si mette anche lei.
Non aspettavo altro che un pretesto per puntualizzare che lei non è grande proprio per niente:
"Be' ha solo 8 mesi!"
E lei: "8 mesi? Uh il mio ha 20 giorni, ne abbiamo di pannolini da usare per arrivare ad 8 mesi! Anzi potresti passarmi una confezione come quella che hai in mano? Ma non Maxi, Mini!"
Chiudo gli occhi. stringo i denti.
"Mini. Ummh. Non vedo Mini. Ciao."
Ed è così che sono scappata via, con la mia bugia tra i denti ancora stretti.
I Mini, infatti, invadevano lo scaffale, trionfando davanti ai miei occhi.
Ma in quel momento davanti ai miei occhi passavano tutti questi 8 mesi, e per la prima volta ho sentito un po' di nostalgia. Un po' di paura. Paura di dimenticare qualche istante, paura del tempo che fa crescere Matilde.
Paura di perderlo distrattamente davanti ad uno scaffale del supermercato.
Vado alla cassa. Ed esco.
Con Matilde, entrata Midi ed uscita Maxi.

Solo una domanda ora mi assale: se la misura 4 corrisponde ad una taglia Maxi la 5 cosa sarà?



giovedì 30 agosto 2012

Tonni in scatola.

"Amore svegliati, girati" - mi bisbigliò nell'orecchio Luca proprio mentre sognavo di addentare una pannocchia. Si, una bella pannocchia con burro.  -Proprio ora- pensai.
Mi voltai con un occhio aperto e l'altro chiuso alla ricerca della pannocchia perduta e trovai lei, sveglia nel lettino.
In piedi.
Si teneva attaccata al bordo facendo dei piccoli scatti, di quelli che pensi "eccola ora cade".
Ma niente, era lì, stabile nell'instabile, tutta concentrata.
Le sue mani stringevano talmente forte il letto che le sue unghiette erano tutte bianche. Si guardava i piedi.


Anche un paio di giorni fa l'avevo vista tirarsi sù.
Appesa ai due anelli del box. Neanche fosse la figlia di Jury Chechi.
In piedi appesa nel box che mia cugina mi aveva portato nel tentativo (fallito) di regalarmi, più che un box che occupasse mezzo salone, qualche minuto libero in casa.
Un box. E non un box auto, o un box doccia, o un lunch box.
Ma un box che poteva contenere mia figlia. Una scatola, insomma, ma senza francobollo.
Quei minuti liberi che il box doveva regalarmi si trasformarono in minuti di riflessione.
Mia figlia dopo aver passato 9 mesi dentro una pancia, doveva finire dentro una scatola?
Proprio come un tonno?

Partiamo dal presupposto che i suoi 8 mesi sono alle porte e che i tentativi a muoversi gattonando (gattonando: chissà poi perchè quest'omaggio ai gatti) iniziano ad avere successo, aggiungiamoci una grande dose di curiosità ereditata e sviluppiamola al quadrato.
So che molte di voi, leggendo questo post penseranno che io sia pazza ma credetemi è più forte di me.
Io lì dentro non ce la metto.
Per ovvi motivi è una gran bella invenzione che regala tempo e tranquillità ad ogni mamma, ma è pur sempre un'invenzione che può essere sostituita da un'altra invenzione.
La mia.
Un'invenzione per imparare a giocare ma anche un po' a pensare, per muoversi ma andare anche un po' lontano, che assaporare l'indipendenza ma soprattutto la libertà, per scoprire che Camillo e Memole non sono solo due cani ma dei grandi amici. Per capire che prima di mettersi in piedi si impara a gattonare e che prima di gattonare si striscia, per lo più all'indietro nel nostro caso. E in uno spazio più grande di un metro quadro.

Ciao Matilde, ti regalo il nostro salone, un tatami e tanti cuscini. Si, proprio quelli comprati a Londra che ti piacciono tanto. Il divano lo metto in un angolo, quello sarà per noi spettatori, che spegneremo la tv e guarderemo te, alle prese con il mondo dei piccoli, frugando tra i tuoi pensieri in cerca di un segno di gratitudine per aver ripiegato la scatola e non averti fatto sentire un tonno.


P.s.: Goditi tutto questo e non deluderci. La scatola ripiegata è dietro l'angolo.




mercoledì 29 agosto 2012

Il meraviglioso circo di Elle Kids.

Ho sempre amato le riviste, il rumore delle pagine, e l'odore della stampa. 
Ne ho comprate di tutti i tipi, dalla moda al design, passando dalle più creative alle più banali, e si lo ammetto a volte anche per quelle di gossip. A volte le leggo, altre le sfoglio solamente, soffermandomi sulle immagini.
Ma non avevo mai, fino ad oggi, sfogliato riviste di bambini. Ed ho scoperto un mondo. 
Nel caso specifico un mondo a forma di circo. Il circo dell'articolo che inizia a pagina 92 di Elle Kids. Bambini che divertiti posano inconsapevoli con dei vestiti firmatissimi da stilisti del calibro di stella mccartney o da aziende un po' più low cost come American Apparel, Benetton o OVS. Un articolo con bambini vestiti da bambini. Anche un po' mascherati, affinchè non dimentichino mai di giocare. 
Non posso non riportare l'intro di questo articolo che mi ha toccato il cuore, l'articolo in questione è di Carola Bianchi e le foto meravigliose di James Macari : 
"Venghino Signori, venghino ai piccoli ludi della moda. Di scena, coraggiosi domatori di pellicciotti faux fur, mirabolanti giocolieri di gonne a pois e abili prestigiatori di piume, tulle e paillettes. Vere attrazioni fashion, tra acrobazie di colori allegri e astuzie di fantasie circensi. Che lo show abbia inizio..."
Che dire, vale la pena fare un salto dal giornalaio sotto casa.




sabato 25 agosto 2012

H&M + All for Children.

E' sabato. E siamo al mare. E oggi non sono a dieta. Quindi colazione fuori, in quel bar che fa quei cornetti con tanta glassa al gusto di miele sopra, quei cornetti da 4800 calorie a boccone. Poi compriamo un giornale e una rivista. Il giornale è un classico quotidiano, di quelli che se non lo appoggi su una superficie piana, a pagina 8 rischi di andare a recuperare le altre 20 sparse per la spiaggia. La rivista è Grazia, con una mantella di lana in copertina che più che una mantella sembra un plaid  ma contribuisce notevolmente ad aumentare il desiderio di autunno già acceso dalle nuove collezioni nei negozi, quindi va bene. Se poi trovi in allegato anche Grazia Junior senti che è il tuo sabato fortunato.

Appena Mati crolla per il suo riposino agguanto la mia rivista doppia e inizio a sfogliare per prima proprio "Grazia Junior", per curiosità forse, visto che non avevo mai sfogliato una rivista per bambini prima d'ora, e mi soffermo a pagina 40, 41 e 42 ovvero "Piccoli segni di stile", ed oltre a vere e proprie chicche più o meno cost  a pagina 42 vedo una casetta in tela, ripiegabile, di quella tela grezza, che profuma di tela grezza. "Che bella! La voglio!" Leggo bene: collezione H&M All for Children. Un attimo di smarrimento. All for Children. E cos'è?
In breve, grazie alla tecnologia palmare scopro che All for children è un progetto che coinvolge Unicef ed H&M dal 2009 con durata di 5 anni. Questa iniziativa vuole difendere i diritti dei bambini soprattutto nello stato di Tamil Nadu in India, luogo dove la forte produzione di cotone vede coinvolti nel lavoro moltissimi bambini. L'obiettivo è dunque, riportare i bambini a scuola, seguirne l'alimentazione ed evitare ogni tipo di abuso. Ottimo direi, soprattutto se ad occuparsene è in parte una multinazionale che con il cotone ci va a nozze. 
La collezione, interamente dedicata ai bambini, sarà venduta in 150 negozi oltre che on-line e il 25% del ricavato andrà a sostegno dell' Unicef che insieme alla donazione di 4,5 milioni di dollari da parte di H&M farà in modo di raggiungere l'obiettivo prefissato.
Se ne volete sapere di più circa il progetto potete trovare informazioni più dettagliate sia sul sito dell' Unicef che su un comunicato stampa di H&M. Oppure potete guardare questo video:


Qui invece il video della collezione:


Non vedo l'ora di acquistare in primis la casetta di tela e poi gran parte di tutto il resto.
D'altronde abbiamo un motivo in più  per farlo.

mercoledì 22 agosto 2012

Pa-Pà-Pa.

Prendete un sabato pomeriggio. Più o meno intorno alle 18:30.
Immaginate un lungomare, una pineta e qualche semaforo.
No, il caldo no. Quello tralasciatelo. Almeno voi.
Ci sono due vecchie bici, cigolanti e con quel tanto di ruggine che le rende irresistibili.
Una è verde, l'altra è viola. In realtà ora è viola, lo scorso anno era rosa. E ha quella specie di molla dietro la sella, proprio sopra la ruota posteriore. Di quelle che ogni minuto ti giri a guardare se ciò che ci hai incastrato è ancora li. 
E poi ci siamo noi.
Lui con un pantaloncino rosso con una maglietta. Direttamente da Baywatch? No stiamo a due passi da Roma e qui le palme hanno il punteruolo rosso.
E poi ci sono io con una gonna lunga e una canottiera. Un classico per la maggior parte delle mamme alla loro prima estate. Ecco perchè ho deciso di mettere un tocco personale. Un foulard in testa arrotolato di quelli che fanno molto contadina ma sembrano andare di moda. E i miei occhiali tondi. molto tondi.

Ci guardiamo impugnando i manubri delle biciclette. Occhi negli occhi neanche dovessimo buttarci con il parapendio. Un senso di libertà ci pervade, della serie: -saliamo su queste bici e andiamo dove ci porta il cuore. O dove tramonta il sole. Pedaliamo tenendoci per mano. Dormiamo sotto le stelle e torniamo a casa domani, o dopodomani o tra un mese. Un fuga d'amor.....-
-"gnee". 
-No non abbiamo sentito nulla. No. Siamo liberi. Andiamo. La nostra fug......-
-"gneeeee" 
-Uh questi gabbian.....-
-"gneeeeeeee gnee gneeeee" 
E lei?
Lei sta intralciando i nostri piani. Lei. Bambinetta viziata. Ma chi sei tu per farmi questo? 
Ah ok. Giusto. Sei mia figlia. 
"Peccato che tu non sappia pedalare", le avrei detto allontanandomi con la bicicletta.
Restiamo a guardarla per qualche secondo. In silenzio. Poi ci giriamo uno verso l'altra. E ci mettiamo a ridere. Perché? Non-lo-so ma c'era davvero poco da ridere.


Sto per slacciarmi il foulard dalla testa quando dico NO, insomma non abbiamo un seggiolino da bici ma abbiamo uno zainetto porta bebè. E in attimo lei c'è finita dentro, ed io sulla bici. Forza papà. Andiamo!In un attimo siamo tutti e tre fuori. Con il vento tra i capelli e il caldo addosso.

Attraversiamo la pineta, tra cicale e zanzare, quel rompere l'aria dà una sensazione piacevole. Siamo noi tre. Arriviamo al semaforo. Lei si guarda intorno e ride.
Arriviamo sul lungomare, svoltiamo a sinistra e incontriamo gente di tutti i tipi, chi con il costume e la borsa frigo, chi con un vestitino e un paio di espadrillas. O chi con la camicia e jeans.
Perchè, chissàperchè, alcuni aperitivi si fanno vestiti. Anche se in spiaggia. E più bottoni hai sulla camicia più sei "figo". Chiudo gli occhi e faccio finta di non vederli. Anche tu, Mati, non guardarli.
Pedalo e sento lei che intona il solito "La". Poi ascolto meglio. non è il solito "La" è più un "Pa".
Arriviamo alla fine della strada. Scendiamo e lasciamo le bici.
Mati guarda Luca e "Pa-Pà-Pa" c'è un "Pa" in più ma rende ugualmente l'idea.
Luca fa il vago. E' sempre stato uno che non si è mai fatto false illusioni.
E..."Pa-Pà-Pa".
Di nuovo, L'ha ridetto.
A questo punto, lui si gira. La guarda emozionato.
"Pa-Pà-Pa!" è ufficiale. Matilde ha detto prima Papà. D'altronde ho sempre voluto che dicesse prima papà ma non posso nascondere che una punta di invidia l'ho provata.
A questo punto la prende in braccio e dopo l'attimo di invidia sento un attimo di sollievo. Si, per la mia schiena. E mentre loro sghignazzano io lego lo zaino portamati alla bici viola, la bici viola alla bici verde e la bici verde ad una staccionata di legno scolorito. Loro sono avanti già almeno 10 metri.


Li raggiungo e più ci avviciniamo al mare, più le note di -Better together- si fanno più nitide. Jack Johnson ha sempre il suo fascino. Soprattutto in spiaggia. Soprattutto alla fine della spiaggia. Dove il sole è più vicino e nessuno porta la camicia. Dove mentre saluti un amico c'è qualcun'altro dietro che mette la paraffina alla sua tavola da surf. E tutto profuma di big-babol per qualche minuto.
E poi qualcuno fa il bagno. E qualcun'altro ride. O suona una chitarra, un po' più in là.

Noi beviamo una birra fredda. E ascoltiamo. "Pa-Pà-Pa".

sabato 18 agosto 2012

Vacanza a chi?!?

Si. Matilde è sempre stata una bambina buona. I primi mesi.
Si. Dormiva. E attenzione: non ho detto dorme.

Da quando ha varcato la soglia dei sei mesi, come per magia, che poi magia non è,  ha iniziato ad assaporare la libertà.
Libertà di movimento a moto rotatorio, capace di passare da un lato all'altro del letto in meno di due o tre secondi.
Libertà di parola sotto forma di sillabe a frequenza ripetuta, molto ripetuta.
Libertà di dormoquandomipare valida di giorno ma soprattutto di notte.


E tutto questo proprio a ricasco delle vacanze estive.
Tra mare e montagna i miei giorni di ferie si sono trasformati in una sorta di straordinari non retribuiti.
Le mie ore di sonno, sono diventate minuti di sonno. Tanto che il nuovo materasso memory foam non riesce neanche a memorizzarmi.
E poi, per non parlare dei miei ritagli di tempo durante i pisolini pomeridiani, diventati oramai dei veri e propri tagli al tempo.
Tutto si riassume in brevi momenti di riposo scanditi da lei che canta. Si perchè lei non piange. Canta. Ed è così che nel bel mezzo del giorno o della notte la senti intonare un La. Un La che può durare anche mezz'ora senza interruzione. Un La che ti entra nella testa più del tormentone dell'estate.


Ed ecco che l'idea di vacanza che mi ero fatta in 30 anni di vita si è trasformata improvvisamente, niente più abbronzatura uniforme, niente più libro da leggere sotto un pino in montagna, niente più festa in spiaggia a ballare a piedi nudi sulla sabbia fino all'alba con più di un mohito in mano. Niente più stelle cadenti il 10 agosto, ma cadere in un sonno profondo quello si.


E come se non bastasse le mie amiche mi riempono di foto: loro in barca su non so quale fiume in Vietnam, loro con tavola da surf a seguito e le onde di Uluwatu,  loro con lo zaino in spalla e una foresta thailandese da attraversare, loro sotto una cascata in Islanda. Insomma grazie, mi mancate anche voi.


In compenso ho conosciuto l'odore e il suono del mare la mattina presto, percorsi di montagna nuovi alla ricerca dei cavalli che tanto le piacciono, ho scoperto che la festa più bella e vederla star seduta in riva al mare e immaginare a cosa stia pensando mentre lo guarda curiosa. Ho scoperto che prima o poi una bella manciata di sabbia finisce sempre per mangiarla. Ho scoperto che la temperatura della cucina mentre prepari il brodo vegetale sale notevolmente d'estate. Ho scoperto che la notte puoi sognare anche ad occhi aperti. Anche se gran parte dei tuoi sogni sono li accanto a te.


sabato 11 agosto 2012

Alla ricerca della ricetta giusta.

C'è una domanda ricorrente che mi perseguita dal compimento del sesto mese di Matilde. 
Una domanda che arriva puntuale come quando a 8 anni tutti ti ripetono: "Come va scuola?"   
Cambia la domanda ma non la risposta: "Un casino." 
Oggi la domanda è "come va con lo svezzamento?" 
E come va. Un casino. Già il nome "svezzamento" non mi piace affatto figuriamoci tutto ciò che comporta.
La pediatra mi ha dato una dieta dove per preparare 200ml di brodo devo usare 1/4 di zucchina 1/4 di carota, 1/4 di patata e una foglia di lattuga. Poi posso aggiungere, dopo aver tritato bene le verdure tanto che potrei mandare un curriculum alle Vellutate Buitoni, 40 gr di carne e crema di riso o crema multicereali o semolino di grano. E olio e parmigiano. 
Attenzione. Mattina e sera.  
Immaginate il mio frigorifero sempre pieno di 3/4 di zucchina, 3/4 di carota, 3/4 di patata ed una pianta di lattuga.

 Premetto che non è proprio come me la immaginavo questa pappa. Insomma non è una vera e propria pappa, di quelle cremose e profumate tipiche di ogni immagine pubblicitaria, è più liquida. Molto più liquida. Avete presente una pozzanghera di quelle un po' melmose? Ecco. Identica ma invece di odorare di muschio e pioggia odora di vitello e parmigiano.
Solo all'idea di dovergliela dare con il cucchiaino mi vengono chiari segni di invecchiamento precoce sulla pelle. 

Quindi, tornando a noi, siamo li. Una di fronte all'altra. 
Io, armata di pazienza e buona volontà, lei, con un bavaglino che somiglia di più ad una camicia di forza, la ciotola piena ed un cucchiaino rubato all'Alitalia che da l'impressione di essere un po' più grande di quello dell'Ikea.
Ok ci siamo.
Prendo il cucchiaino in mano lo avvicino alla sua bocca a forma di cuore e la sua prima reazione è quella di assaggiare.
Poi mi guarda. Strizza gli occhi. Arriccia il naso. Apre la bocca a forma di cuore e sputa.
Resta li con quella lingua di fuori qualche secondo come se volesse sputare anche quella.
Ok sdrammatizzo ridendo e dicendo "ecco la pappa! è buona vero?".
Altro giro altra corsa. Riparte il cucchiaino.
Questa volta accompagnato dalla prima canzoncina che mi viene in mente: "GiroGiroTondo....." Ma invece di cascare il mondo casca la pappa. Ed è lei che ride.
Ritento sgocciolando diquaedilà e...niente da fare.
Matilde impugna il cucchiaino e se lo dà in fronte facendosi una maschera alle erbe degna di essere recensita in quei giornalini di erboristeria che ogni tanto ti arrivano a casa. Che poi dove lo prendono il tuo indirizzo non si sa mai.
Ho un evidente bisogno di aiuto. Papà, nonne, zie, bisnonne,amiche, cugine, cani, passanti. Che qualcuno venga in mio soccorso. Ehm no grazie Signora Moira, il circo Orfei mi sembra troppo.
Ed eccoli tutti li schierati per far mangiare Mati.
Ognuno con la propria collezione di balletti, canzoncine, filastrocche, bubbusettete e vola giggino e vola giggetto.
Ognuno che, al proprio turno, vorrebbe essere il  fortunato a cui rendere grazie per tutta la vita.
Ognuno che vorrebbe poter dire un giorno: "grazie a me non sei morta di fame."
Ma niente. Quel qualcuno deve ancora arrivare.  Forse non arriverà mai.
Ma sono certa che Matilde "non morirà di fame" e aspetto il giorno in cui aprirà la bocca affamata e potrò fare l' aeroplanino con il cucchiaino e sentire l'applauso per un meraviglioso atterraggio nella sua bocca a forma di cuore.
Quel giorno sta per arrivare. Me lo sento. Intanto cambio ricetta.

martedì 7 agosto 2012

Il ruolo del papà

"Papà! Papà! Posso fare il bagno?"
"Mmmmm chiedi a mamma, se lei dice Si dico Si anche io."
Spiaggia. 1986. Un costumino di cotone con tante rouches e una bambina furba sotto l'ombrellone. 
La bambina ero io. 
Fin da piccola ho sempre chiesto a mio padre ciò che mia madre non mi avrebbe permesso di fare ottenendo grandi soddisfazioni. 
Poi arrivò quel giorno in cui lui imparò a dirmi "se mamma dice si anche io dico si."

E già, mia madre ci ha cresciute. E' stata una mamma h24. Mio padre lavorava e i suoi tentativi nel viziarci un po' nei ritagli di tempo sono stati presto stroncati da lei che in quanto ad educazione è stata la protagonista indiscussa della famiglia.
Oggi mi domando cosa significa essere papà. E se sia più facile o più difficile di essere mamma.
Daltronde mamme lo si è da subito, papà lo si diventa.
Quando esattamente non lo so. Esiste un giorno? Un ora? Suona una sveglia? Oppure accade quando dalle casse di un supermercato si sente "Il padre di X è atteso dal figlio alle casse."
Questa è un intervista. Ad un padre.

D: Ciao, quando ti sei sentito padre la prima volta?
R: Ciao amore ma cos' è un intervista? ma sei impazzita!? Sto lavorando.
D: Vuoi rispondere alla domanda?
R: Da subito credo, dalla prima ecografia. Anzi dal test. Ma sicuramente ogni giorno sento di affermarmi sempre di più nel ruolo.
D: Nel...."RUOLO" hahahahahah
R: Che ti ridi.
D: Ok prossima domanda: Ti senti alla pari della figura della mamma?
R: Non ancora, ma faccio progressi.
D: Come hai vissuto i 9 mesi della gravidanza?
R: I primi 3 li ho fortunatamente rimossi vista la difficoltà a convivere con i tuoi nuovi ormoni. Gli altri li ho passati parlando come un idiota guardando dritto dentro il tuo ombelico.
D: C'è qualcosa che vorresti facesse tua figlia per affermare il tuo... ruolo?
R: Vorrei che mi guardasse come guarda te. specialmente quando ha fame.
D: Ultima domanda. Se dovessi passare un week end con lei, te e lei da soli, dove la porteresti?
R: In una casa su un albero.

(E in un attimo eccoli li. Me li immagino su quella casa. A guardare dalla finestra, a sentire il rumore del vento tra le foglie, a contare le formiche, a guardare che forma hanno le nuvole e a raccogliere delle piccole margherite da tenere strette fino a casa. Magari per me. Lei e il suo grande uomo chiamato papà. Lei che è gia pazza di lui.)


In realtà la differenza sta nel fatto che il mio posto di mamma era già assegnato. Ancor prima di avercela in braccio ho potuto condividere con lei ogni singolo respiro, ogni singolo battito. E soprattutto ogni singolo pensiero. Non ho avuto bisogno di parlarle per farle sentire la mia presenza. Lei poteva ascoltare anche il mio silenzio.
Il suo posto di padre invece era li, indiscutibilmente li, ma in attesa di essere colorato.
E quel posto, lui se lo conquista giorno dopo giorno. Ed è bello vedere in che modo si inventa ogni volta. Dal bagnetto al solletico.
Lei ride.
Loro ridono.
Noi ridiamo.
Ed è questo che ci fa sentire una famiglia.

Una famiglia che un giorno avrà una bambina che aspetterà che suo padre rientri a casa dal lavoro vestita da principessa. Una bambina che le volte che uscirà con lui per andare a scuola e sarà un giorno più bello. Una bambina che salirà sulle sue grandi spalle e si sentirà più vicina alle nuvole. Una bambina che si sporcherà con il fango e tornata a casa mi dirà: "mamma guarda anche papà si è sporcato!".
Una bambina che diventerà donna e sognerà di trovare un uomo come lui.


A tutti i papà, al mio, al suo
e a tutte quelle mamme che oltre ad essere mamme sono anche papà.

giovedì 2 agosto 2012

Un giorno qualunque.

A voi che state preparando la valigia. O lo zaino.
A voi che siete già partiti. A voi che state per tornare. A voi che ancora dovete aspettare un po'.
A voi che è estate tutto l'anno.
A voi che aspettate l'inverno. O un giorno freddo di gennaio a spezzare il caldo d'agosto.
A voi che lavorate, o lavoro ancora lo cercate, a voi che non ne avete bisogno.
E a voi che invece di pagare una vacanza paghereste per un lavoro.
A voi che state leggendo dal pc dell'ufficio. O dal cellulare in riva al mare.
A voi che uscite dal camper e ogni mattina siete in un posto nuovo.
A voi con i piedi nudi sul cruscotto e una mappa da seguire.
A voi che state per volare in prima classe.
A voi che siete in barca. o su un canotto di decathlon.
A voi in bicicletta nel bosco. o in città.
A voi che avete le ferie ma non un posto da raggiungere.
A voi mamme, che andrete in vacanza ma non vi riposerete affatto tra secchielli e protezione 50 da spalmare su piccole spalle arrossate.
A voi donne, che d' estate ci si sente sempre più belle. Ed innamorate.
A voi ragazzine, che avete il primo bacio ad aspettarvi dietro l'angolo. O sotto l'ombrellone.
Ed anche a voi, sesso maschile di qualunque tipo.
A voi che siete felici, o che credete di non esserlo.
A voi buongiorno. E buona estate.
E' Agosto e ovunque voi siate questa giornata vale la pena di essere vissuta al meglio.
Con il cuore e con la pancia.
Con un sorriso e una canzone da cantare. o ballare, decidete voi.

Perchè?
Perchè oggi è un giorno qualunque.